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basta con i capolavori


pesce

pièce video/sonora per Antonin Artaud
 




RASSEGNA STAMPA

IL GIORNALE DI BRESCIA 11 maggio 2007 - Simone Tonelli
Applausi per Antonello Cassinotti e due musicisti all'Infinity box
UN ACQUARIO STILE ARTAUD
«Basta». È l'ultima scritta in bianco su fondo nero. Poi le lettere capitombolano in basso, seguendo il destino delle altre già passate. Il video si spegne. L'attore consuma le ultime parti della performance, urla borbotta lamenti gutturali, si accascia a terra, si rialza. Emette un lungo urlo sordo al rallentatore, in falsetto. Infine per Lello Cassinotti, provato dopo un'ora si performance molto intensa, è la volta di ricevere gli applausi, insieme al clarinettista e compositore delle musiche Giancarlo Locatelli e a Ferruccio Prassi, che ha curato effetti sonori e rumori.
Applausi prima dentro la bolla, la grande sfera trasparente dell'«Ikosfestival», al centro della Piazza Tebaldo Brusato. Poi fuori dalla bolla, vicino al pubblico della tribuna. Parliamo di «Basta con i capolavori», la pièce, anzi il «concerto di teatro sonoro» dedicato ad Antonin Artaud, andato in scena mercoledì sera, per un pubblico numeroso e plaudente di varia nazionalità. Data una forma rigorosa e netta, Cassinotti si sbizzarrisce, rompe gli schemi della rappresentazione tradizionale, con un lavoro efficace e provocatorio, che divide il pubblico tra gente attenta, divertita, rapita e altri persi, distratti o in fuga. Su un grande video centrale verranno proiettati stralci delle poesie di Artaud, sovrapposti al fluttuare di due pesci rossi.
Su un video in alto il movimento “in diretta” dei due pesci, la cui vasca sta verso il pubblico. Il rumorista è sulla sinistra; sulla destra il musicista al clarinetto basso. Al centro, per terra, saltellante, faccia e mani contro la parete della sfera... sta l'attore.
Ultimo di una serie di spettacoli dedicati all'artisti francese, «Basta con i capolavori» celebra la passione di Cassinotti per Artaud. Ma se il “pazzo” artista è la fonte d'ispirazione e il dedicatario, se i testi sono tutti suoi tranne una rielaborazione iniziale, alla fine lo spettacolo risulta una personalissima visione di Cassinotti del fare teatro. Protagonista è il corpo, la parola detta è parte di esso, si fa corpo, è ruggito, borborigmi gutturali, urla stridule, miagolare, gesti scomposti, mimo, accenni di danza...
Sul video, verso il finale, un testo le cui lettere lentamente abbandonano le righe per sfaldarsi alla base come neve che cade. La parola è verso, faccia deformata dell'attore che appare a un tratto in video, ingigantita. Il clarinetto accompagna fra il bordone di bassi profondissimi e scomposti assolo in acuto.
«Un corpo, nessuno spirito, né anima, né cuore, né famiglia...» recita Artaud. E Cassinotti traduce in scena: concerto per clarinetto, video e corpo, con completo e cravatta rossa, faccia e mani dipinte di rosso. Come pesci. È l'aggressività della sua provocazione, che affascina alcuni e spaventa altri.


Marcello Gallucci - dic 2006
docente coordinatore istituzionale dell’ECTS -
Accademia delle Belle Arti dell’Aquila

E' una drammaturgia matura, che dispone in sintesi molto felice musica e parola. Quando, nell'esecuzione, si avverte una casualità, o forse dovrei dire labilità, peraltro voluta proprio per diminuzione del significato, tanto da farne derivare una esaltazione dell'aspetto drammatico - questa diventa pretesto per creare un accordo di seconda natura col clarinetto: come se la parola non fosse nella voce, ma in un andare e venire tra voce e clarinetto.
È un ascolto impegnativo e teso, in cui non si lascia spazio a nulla. L'ascoltatore è avvolto in una rete di sonorità ben esercitate e tecnicamente impeccabili.


L’ECO DI BERGAMO 16 luglio 2004 - Pier Giorgio Nosari
Lello Cassinotti accompagnato dall’ottimo jazzista Giancarlo Locatelli (ottimo improvvisatore) non cerca solo accordo tra voce e suono, li fonde, il tutto a partire da una scelta di brani del grande Antonin Artaud.
È un’operazione rigorosa, che sminuzza la scrittura tra parole inventate, improvvisazioni vocali, versi e vocalizzi. Molto rigoroso, molto ben condotto, con un pizzico di giusta ironia.