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ODIssea



 
videolettura / concerto
per voci ed elettronica






RASSEGNA STAMPA

KRAPP'S LAST POST - 28 ottobre 2010 - Martina Melandri
Un Omero con quarta parete live
Non una rappresentazione teatrale, e neanche propriamente una lettura scenica. Per certi versi non così lontano da ciò che si intende per “teatro di narrazione”, ma senza dubbio distante dalla messa in scena intima, quasi nuda, sussurrata, di un monologo.
“ODIssea” racconta la celebre ed eterna vicenda di Ulisse e del suo ritorno a Itaca in una videolettura-concerto per voci ed elettronica. È sempre più diffusa, e quindi anche meno sperimentale, la scelta del teatro contemporaneo di completare la messa in scena con supporti video, rendendoli quasi i veri protagonisti rispetto al contenuto.
Nel giugno scorso, ad esempio, al Napoli Teatro Festival ha debuttato in scena anche la tecnologia 3D; sistema innovativo che stranisce un po’, se si pensa che il teatro vive già in tre dimensioni, e quindi per questo forse una novità già consumata. Tuttavia, tra le diverse proposte, quella della compagnia cilena TeatroCinema è da segnalare come la meno sperimentale, anche perché “Il signore che dava da bere alle farfalle” è il secondo atto di un successo confermato nel 2009 dallo spettacolo “Sin sangre”.
“ODIssea”, invece, è il progetto italiano di delleAli, presentato in prima nazionale al TeatrOreno di Vimercate in occasione della Festa del Teatro di Monza e Brianza, rassegna che quest’anno per la prima volta ha dovuto correre senza la gemella milanese, stralciata a causa dei tagli al settore spettacolo.
Ecco, il teatro vuole sopravvivere, quindi a volte si deve reinventare.
Ulisse sull’isola della maga Circe, i compagni tramutati in maiali, l’inganno a Polifemo, il passaggio da Scilla e Cariddi, e tutti gli altri capitoli dell’epos che hanno riportato l’eroe cantato da Omero tra le braccia di Penelope, la moglie che ha tentato di azzerare gli anni di lontananza dell’amato errabondo, tessendo e ricucendo quotidianamente la stessa tela. Inutile ripetere la storia, quindi altrettanto difficile proporne un nuovo adattamento per la scena. Appunto, la scena: 8x6 per 5 metri di altezza è lo spazio, enorme, occupato da un telo semitrasparente che, fissato a metà proscenio, allontana ancora di più la platea dal palco. In pratica, la materializzazione della quarta parete, con la funzione dello schermo da cinema. Solo che dietro, si vedono/non-vedono i quattro cantori, ognuno al proprio leggìo illuminato nel buio. Loro in effetti cantano i versi omerici, leggendo il testo e mimandolo con l’uso chi delle mani, della postura e della pancia; chi commentandolo con uno strumento musicale, e chi invece imitando lo strumento giocando con la voce. Aiutati dall’elettronica, si distinguono in voci nude e voci vestite, ma risultano ugualmente capaci.
Ancora più abile e meraviglioso per le illusioni che riesce a realizzare è il quinto elemento di questa orchestra di aedi moderni che, seduto a un tavolino, traffica con oggetti e fogli: sono i lucidi che vengono passati sotto la lampada di una lavagna luminosa che, a sua volta, proietta le immagini sul maxischermo trasparente. L’effetto è un film di animazione, visto a teatro, con colonna sonora dal vivo. Un po’ come era alle origini del cinematografo, con tanto di quel sapore artigianale. Ma, oltre al particolare movimento stop motion, Giacomo Verde sembra quasi aver inventato un’arte tutta sua nel sovrapporre i lucidi e sostituirli senza mai far avvertire lo scarto: mossi con mano tremante, alzati, abbassati, o spostati con scatto deciso, moltiplicano un’immagine in continui effetti diversi. Sono i “video fondali live” il valore aggiunto di questo nuovo allestimento firmato delleAli. Nato da un’idea di Fabio Pessina, dedicato a Calliope – colei che ha bella voce – “ODIssea” vanta di ben quattro belle voci, oltre a un fondale che meraviglia. Non manca niente alla rappresentazione; eppure, alla fine, la sensazione è che lo spettacolo teatrale debba ancora cominciare.

ODIssea (a Calliope - colei che ha bella voce)
ideazione: Fabio Pessina
riduzione e conduzione: Antonello Cassinotti
video fondali live: Giacomo Verde
voci nude: Antonello Cassinotti, Daniela Visani
voci vestite: Alessandra Patrucco, Andrea Reali
curatore fonica: Tommy Peres
produzione: delleAli teatro
durata: 1h 30'
applausi del pubblico: 2’ 10”
Visto a Oreno - Vimercate MB, teatrOreno, il 24 ottobre 2010



VARESEREPORT.IT - 22 giugno 2010 -
Ombretta Diaferia
Il “Narrami, o Musa” di Cassinotti. La video-Odissea
Il mare e la navigazione sono ormai legati strettamente al concetto villeggiante o a quello, meno edificante, che dissangua braccia a poco prezzo. Per una volta, però, è ancora l’arte che si permette di restituirgli la sua funzione primaria, il confine senza confine, il legame con la massa che ci avvolge e travolge.
E proprio un’originale cantoria omerica quella proposta dalla riduzione di Odissea (nella traduzione di Privitera ) che Lello Cassinotti ha presentato in anteprima assoluta a Melzo. Proprio quella che intona “Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia”. Il “conduttore”, infatti, ha scelto di “cantare” le gesta di un eroe d’altri tempi, tanto che l’opera, in ventiquattro libri, è impresa che pochi avvicinano ai giorni nostri.

Questa la premessa, l’accolita richiesta, da cui la produzione DelleAli è partita per concentrarsi sui libri centrali che vedono Odisseo, in una sorta di cortocircuito, diventare il cantore di se stesso, come nel capitolo nono: “Certo è bello ascoltare un cantore, così come è questo, simile per la voce agli dei. Perché penso non v’è godimento più bello, di quando la gioia pervade tutta la gente … questo mi sembra nell’animo una cosa bellissima.”
“L’odissea è una storia e come tutte le storie va raccontata”, commenta Cassinotti. “Come in molte tradizioni orali la formula narrativa più comune era il canto che permetteva alla memoria di ricostruire gli accadimenti, perché fossero narrati senza omettere i particolari. La ripetizione delle formule narrative sembra, infatti, aiutasse gli aedi a comporre i loro canti improvvisandoli su richiesta dell’uditorio. Il nostro presupposto è quello di tornare ad una narrazione più vicina al canto.”
Un canto della voce e delle sue sfumature, che con artifici più o meno marcati la utilizza in modo astratto per evocare situazioni e “disegnare” dinamiche emotive prese a prestito dalla narrazione. La voce e, spesso, la parola si fanno musica creando una composizione sonora/visiva del raccontare il ri-tornare dell’eroe. Quello che porta la società dal caos all’organizzazione in un mito di fondazione, o, forse più propriamente, ri-fondazione dell’essere. Ed il vagabondare in terre sconosciute, misteriose e pericolose, che simbolicamente si alterna in una geografia-danza tra occidente ed oriente altalenando tra dodici anse di un labirinto, come le prove da superare, e ci conduce fino alla terra dei Feaci e finalmente a casa.
Una navigazione che, come la vita, è un continuo andare e tornare. Gli dei chiudono il poema fermando definitivamente la lotta intestina agli Achei ed ispirando il nostro cantare: «Ah! quante colpe danno i mortali agli dei! Ci dicono causa delle loro disgrazie: ma anche da sé, con le loro empietà, si procurano dolori oltre il segno ».
Una navigazione che Cassinotti ha affidato sapientemente alla tecnica di Giacomo Verde, quella dei video-fondali live. Mentre, infatti, la “cantazione” è consegnata a voci “nude” (Antonello Cassinotti e Daniela Visani) e a voci “vestite” (Alessandra Patrucco, Andrea Reali), l’idea della corporeità teatrale trapela solo dalla vela che copre i “cantori” e su cui l’innovatore Giacomo Verde rappresenta per immagini, iconiche e dinamiche, l’Odissea. Sempre umile e schivo il videoartista (l’inventore del “tele-racconto” uno dei primi italiani a realizzare opere di arte interattiva e net-art sin dagli anni ottanta), quando gli si chiede come è giunto a sintetizzare così efficacemente il racconto per immagini sottolinea “sono solo ovvi tratti naturali”. “Ovvietà” che tratta le icone tramandate dalle anfore (custodi di cibi e bevande) sul ciclo epico: un trionfo di decorazioni, dalle onde alle muse, dalle armi ai natanti, attraversando mortali ed immortali. L’epopea visuale di Verde è fatta di “segnali” di bordo e di terra, semplici, ma mai scontati: gomene, legni, reperti marini.

Forse l’idea di Verde era quella di sfruttare anche la forma per riproporre le anse del labirinto. Fatto è che lo spettatore gode interamente anche del movimento della “vela da proiezione”, che si gonfia ad arte, complice il venticello primaverile, proprio come buon auspicio.
Una vera navigazione, totalizzante per i sensi, quella della videolettura/concerto per voci ed elettronica di Odissea. Forse un’ottima consegna per gli studenti, impoveriti dalla politica di appiattimento della cultura di base. Sicuramente un’esclusiva possibilità di rileggere, con nuovi occhi, il viaggio più antico del mondo. La navigazione di Nessuno verso se stesso.