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Riccardo Play![]() gioco shakespeariano per attore e musica dedicato a Carmelo Bene |
RASSEGNA
STAMPA L’ECO DI BERGAMO - 8 febbraio 2010 - Pier Giorgio Nosari «Play Riccardo Play» di Antonello Cassinotti rilegge il «Riccardo III›› di Shakespeare IL GIOCO DEL POTERE È SENZA VINTI NÉ VINCITORI Trasformare un contenuto nella forma dello spettacolo. Sta qui la scommessa di tanto teatro sperimentale e la sua differenza dalla prosa tradizionale, che fa scivolare le interpretazioni entro un formato scenico tendenzialmente fisso. E sta qui, soprattutto, la sfida di Antonello Cassinotti del Teatro delleAli nel suo Play Riccardo Play, visto sabato all'auditorium di Urgnano, nell'ambito di "Experimenta". Il gioco del titolo è fare in modo che la scalata al trono di Riccardo di Gloucester diventi la struttura stessa dello spettacolo che ne racconta la storia. L'autore-attore cassanese attraverso il Riccardo III di Shakespeare poggiando su due battute-chiave, sulle quali costruisce la sua ipotesi interpretativa e poi la scrittura scenica. Sono battute dello stesso Riccardo: "Ho getta la vita ai dadi e accetterò la sorte del mio tiro". E ancora: "Niente è la volontà, per decidere le sorti del destino. Tutto è la volontà, per manovrare ciò che il destino ha procurato". Questo è il punto. Primo: Riccardo mente con tutti ma, quando parla tra sé o si rivolge a noi, è assolutamente sincero. Secondo: Riccardo cospira, ma non forza il caso. Ne approfitta. Play Riccardo Play discende da qui, dal singolare caso di un assassino che conserva quella parvenza di onestà che consiste nel rispetto delle regole del gioco. Il fatto è che è il gioco del potere:che conosce solo vincitori o vinti, senza pietà. Che, alla fine, presuppone uomini abbastanza virili da accettare la propria sorte. Perché chi vince oggi cadrà domani, senza appello. Tutto questo diventai n scena un gioco di ruolo. Anzi, un video-gioco. Che incalza l'attore, sottoponendogli situazioni e oggetti sui quali improvvisare. Due i suoi livelli: Get the Crown e Keep the Crown, conquista la corona (gioco in cui il Riccardo shakespeariano è straordinario) e conservala. L'attore-performer, vestito in marsina, claudicante e irrigidito in un busto, obbedisce al gioco girando intorno a un tappeto, per poi salire sulla pedana al centro. Qui egli "improvvisa", cioè recita le corrispondenti scene di Riccardo III. Che sono sublimi pezzi di finzione, simulazione e seduzione, nella sua ascesa. E scene di balbettante paura ed incomprensibile disorientamento, nella caduta. Allea lucidità di questo disegno scenico corrisponde la divertita passione di Cassinotti, che libera il suo gusto per l'espressività vocale (la performance è dedicata a Carmelo Bene, il che però deve spingerlo a non imitarlo) e arricchisce il gioco interagendo con i temi musicali scritti e interpretati dai clarinetti di Giancarlo Locatelli, accompagnato dalla chitarra di Sergio Prada (ad Urgnano mancava, rispetto al solito, il batterista Cristiano Calcagnile). Il risultato è un intelligente gioco sul triplice significato dell'inglese play: recitare, giocare e suonare. Che è anche un acuto corto circuito tra il teatro e un suo precursore, il gioco (in questo caso di ruolo e in video). Che offre una sensata rilettura di Riccardo III. E che, mentre sembra concedersi uno stuzzicante divertissement, scava in profondità. www.aprileonline.info - 8 febbraio 2010 - Renzo Francabandera GOLDONI E SHAKESPEARE, A SPASSO COL CLASSICO Spettacoli Elena Bucci e Marco Sgrosso tornano su La Locandiera in una rilettura fedele ma che guarda alla modernità, il teatro delleAli affronta il Riccardo III di Shakespeare sotto forma di monologo, attraverso la voce prismatica di Antonello Cassinotti [...] Riccardo III e la vita videogame, potrebbe sottotitolarsi il Play Riccardo Play di Antonello "Lello" Cassinotti, di recente in scena ad Urgnano (BG) nell'ambito della stagione teatrale Segnali-Experimenta, Festival Internazionale del Teatro di Gruppo. Stiamo parlando di una rassegna storica del teatro lombardo, cresciuta grazie alla silenziosa e solo apparentemente burbera testardaggine di Giancarlo Bergamini, una di quelle figure che crede nel teatro come pedagogia dell'umano vivere, e che, pur fra grandi ristrettezze, da trent'anni porta qui il meglio della scena giovane e d'avanguardia d'Italia e non solo. I prossimi appuntamenti fra gli altri con Babilonia Teatri e con Cesar Brie, con il nuovo lavoro a chiusura della stagione. Il Play Riccardo Play visto in questo fine settimana è un monologo per voce e suoni, in cui Cassinotti, attore dalle straordinarie abilità vocali, viene in genere accompagnato dalla batteria e percussioni di Cristian Calcagnile (che però a Urgnano non c'era), dai clarinetti di Giancarlo Locatelli e dalla chitarra di Sergio Prada, oltre che dalla voce meccanica e fuori campo dell'avatar del cavallo ("datemi un cavallo", "il mio regno per un cavallo", alcune frasi leggendarie attribuite alla figura storica) che lo porta nel mondo dei videogames. La dramaturg Giada Balestrini, che ha lavorato alla rielaborazione e all'adattamento dei testi con Giuseppe Goisis, porta Riccardo a raccontare la sua esistenza come fosse un videogame. Così quando il duca di Gloucester nel finale dice:"Ho gettato la mia vita ai dadi e accetterò la sorte del mio tiro", la compagnia decide di prendere la palla al balzo e di far davvero giocare Riccardo con la vita, una roulette elettronica con un cavallo pazzo a fare da croupier. La produzione delleAli/textura ha tutto quello che serve per raccontare la storia del "cattivo stampo". L'idea è divertente, funziona, non si sperde in inutili banalità, restituendo la ricchezza dell'ordito narrativo shakespeariano. Le elaborazioni grafiche e le animazioni video di Marco Arioli, Maurizio Pleuteri, Marta Proietto Passé non sono inutilmente preponderanti, e non creano un'alterità narrativa con il recitato. La riduzione risulta quindi efficace, soprattutto nella prima parte. Nella seconda è lo stesso Cassinotti, finalmente abbandonate le pulsioni verso l'imitazione vocale di Carmelo Bene, cui lo spettacolo è dedicato, a spingere sulla sua cifra peculiare, il misto di recitazione fra l'infantile e l'espressionista di cui è magicamente capace, e raccoglie le forze per un ultimo quarto d'ora intenso e palpitante. Lo spettacolo necessita di molta cura sul fasamento fra strumenti e voce, per evitare che l'eco che in alcuni ambienti si crea dissipi la finezza del lavoro, vocale, musicale e drammaturgico. Il suono è il cuore del tutto. Quando lo spettacolo si sente bene, si gode. Forse la cosa da imitare maggiormente di Bene è proprio la qualità dei microfoni da usare. Sul resto lo spettacolo è assai più bello quando Cassinotti fa Cassinotti: recuperare la forza originale ha sempre una potenza che va oltre ogni imitazione. Da vedere e da sentire. Per bene però. |