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Il mio nome è Atalanta
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RASSEGNA
STAMPA Nel mito dell’eroina Atalanta il duro destino delle donne di Pier Giorgio Nosari (L'Eco di Bergamo - domenica 19 marzo 2006) La (buona) notizia de «Il mio nome è Atalanta»: lo spettacolo per ragazzi del Teatro delleAli visto domenica all’auditorium comunale di Urgnano nell’ambito della rassegna «Teatro in famiglia», è che la scena per bambini è ancora in grado di toccare temi «forti» e che attingono da repertori diversi dalle solite fiabe. Non e poco. Anzi, la cronaca registra una drammaturgia e una regia discreti, affidati ad una recitazione vivace e di buon livello. Lo spettacolo mette in scena il mito di Atalanta, la figlia di re Iaso (secondo la versione arcade del racconto, tramandata da Apollodoro) esposta alla nascita perché femmina nutrita da un’orsa e consacrata alla dea Diana. Abile cacciatrice e imbattibile nella corsa, una volta tornata con i genitori cerca di evitare le nozze, promettendo di sposare solo chi la batterà: ci riesce Melanione con l'inganno delle tre mele d'oro, che distraggono l’eroina. Del denso nucleo simbolico del mito, si colgono i temi del femminile, la ricerca della propria identità, il complesso rapporto con le aspettative dei genitori, l’abbandono, la violenza maschile. C'è un ultimo tema, fondamentale. Quello del destino, che scorre parallelo alla messa in scena e fonda la drammaturgia di Letizia Buoso: le attrici (Alessandra Anzaghi, Giada Balestrini e Laura Valli) sono Lachesi, Cloto e Atropo, ossia le Moire, che nella mitologia greca tessono il destino dei mortali. Nel loro laboratorio, esse dipanano la vicenda d’Atalanta, modellano il gioco scenico sui rispettivi caratteri e intrecciano azione e narrazione. Va in scena la storia di una donna risoluta ad essere se stessa, ma anche il modo stesso di narrare e intessere storie. Con risultati piacevoli. Citazione nel saggio Rodari e il teatro di Mafra Gagliardi (febbraio 2006) [...] Fra le produzioni più recenti, è da segnalare “ Il mio nome è Atalanta” della giovane “Compagnia delle Ali” di Cassano d’Adda, che si propone nel sottotitolo come “un omaggio a Rodari”33. La scena è occupata da un grande telaio, un albero carico di gomitoli, lana da cardare, fusi, arcolai e navette: tutto il materiale per l’arte del filare e del tessere, che nell’immaginario collettivo è sempre stata collegata alla nascita e alle trame della vita. Dalle mani delle tre Moire tessitrici - artigiane e artiste insieme - prende forma il destino di Atalanta, nata femmina, e perciò abbandonata nei boschi. Lo spettacolo è l’assunzione di un mito come di una storia di ridiscussione profonda del femminile e del maschile lungo un percorso di crescita e di costruzione d’ identità, che approda infine a un processo di riconciliazione dei generi. [...] 33 “Atalanta,una fanciulla nella Grecia degli dei e degli eroi”, uscì a puntate nell’Album dei piccoli, inserto deel settimanale “Noi donne”, dal n.5 al n.16 del 1963; poi raccolto in volume da Editori Riuniti nel 1985. EOLO rivista / teatro ragazzi - 9 giugno 2005 - Mario Bianchi Sul palco :Un grande telaio , un albero carico di gomitoli , lana da cardare , pettini , fusi, arcolai , navette ,forbici di tutte le dimensioni, coltelli da arrotare , è il regno delle tre Parche : Lachesi Cloto ed Atropo che governano i fili della vita e che dall’alto della loro preveggenza raccontano agli spettatori convenuti la particolare storia di Atalanta. Come in una fiaba già mille volte ascoltata Alessandra Anzaghi, Giada Balestrini, Laura Valli, tra azione e narrazione, portano in scena in “Atalanta, una ragazzina dell’Antica Grecia” del Teatro” delleAli “con calibrata disinvoltura i momenti salienti di questo mito poco conosciuto. Ecco il rifiuto da parte dei genitori di una figlia femmina ed il conseguente abbandono nel bosco, l’arrivo provvidenziale di un’orsa,ecco la giovinezza passata all’ombra di Diana che la fa diventare un’atleta provetta nella caccia e nella corsa, l’ amore per il principe Melagro e la sua morte , il ritorno dai genitori ed infine la scoperta dell’amore, quello vero,forse eterno. I sentimenti e le passioni, la dedizione, l’amicizia l’amore e la morte via via colorano di sè il grande telaio della vita al centro del palco in un turbinio di avvenimenti che l’ironia tempra solo un poco, lasciando spazio alle emozioni di una messa in scena operata con gusto. Una” trama” fitta di segni dove i fili della vita si intrecciano tra loro come accade nell’ordito delle storie raccontate per poi ricomporsi nelle suggestioni di una maturazione avvenuta per tappe dove in Atalanta ci si possono ritrovare tutte le ragazzine dei nostri giorni. Una creazione tutta al femminile finalmente dove la ricchezza interiore dell’essere femminile viene finalmente messa in risalto in tutta la sua interezza. Vi è ancora qualche confusione nella troppa sopraffazione dei segni ma c’è finalmente uno spettacolo con una drammaturgia (di Letizia Buoso) sensata che i ragazzi possono gustare e poi uno spettacolo di equipe ben costruito, come si faceva una volta a cui ha contribuito anche Lello Cassinotti per i suoni e le luci e non solo. |
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