Basta con i capolavori


Concept, voce Antonello Cassinotti
Clarinetti Giancarlo Locatelli
Laptop, electronics live set Domenico Scjaino
Video Fanny Molteni – N!03
Costumi Lucia la Polla
Coordinamento delleAli
……………. clandestino

 

la performance

La nostra dedica al poeta francese indaga la perdita dei confini tra parola e immagine, tra immagine e suono, tra musica e parola, in una sorta di ricerca della poesia nello spazio o, ancora meglio, dello spazio.

Uno spazio che delimitato da un tulle obbliga la vista ad una sorta di percezione ovattata, percezione invece esaltata all’udito. Una specie di acquario umano che ospita un acquario vero dove sotto lo sguardo della telecamera un pesce ci riporta alla dualità artaudiana come una fulminante e confusa dicotomia tra realtà e suggestioni irreali.

L’oralità che appartiene alla dimensione del dialogo, si chiude sempre più in un respiro franto, spezzato, in ritmi e timbri ingolati, in scoppi fonici che costeggiano il versante convulso del silenzio (il pesce) per ridarsi scrittura.

Lo scavo dentro i vari linguaggi fa si che destrutturazione, strutturazione e ristrutturazione coincidono.

Il movimento e i gesti, che marcano o sottolineano una parola, una nota, un timbro, paiono all’occhio come annotazioni musicali. Anche il gesto-visione nelle immagini, riprodotte e live, rispetta questa logica.

Infine il corpo-suono, nell’inseguire la musica dei linguaggi, disegna una geografia/geometria delle pulsioni in un’alternarsi di possibili presenti, dettati dall’alchimia dell’istante.

Una scossa allo sguardo attraverso l’orecchio, e viceversa.

 

le parole

Una delle ragioni dell’asfissiante atmosfera in cui viviamo senza possibilità di scampo o di difesa – e di cui tutti siamo corresponsabili, persino i più rivoluzionari fra noi – è il rispetto per ciò che è scritto, formulato o dipinto, per ciò che ha assunto una forma, quasi che ogni forma espressiva non fosse ormai esaurita, e non fosse arrivata ad un punto in cui è indispensabile che le cose saltino in aria per poter ricominciare da capo.

A. Artaud da Il teatro e il suo doppio

 

Il testo poesie e frasi tratte da diversi carteggi contenenti parole per noi importanti, voce, musica, suono.. è un pre-testo

Artaud non è altro che uno dei punti di partenza.

Il significato delle parole viene sospeso per ri-darsi forma.

L’ordine delle poesie non ha nessun presupposto drammaturgico.

La grafica e la metrica delle stesse, la loro impaginazione, sono guida, partitura musicale che si traduce in ritmo.

Di artaudiano restano i presupposti che si possono individuare tra e nelle sue righe profeticamente tesi (tra altre e forse più importanti visioni) alla riscoperta di un teatro, che si vuole dare come musica. E alla destrutturazione del linguaggio per la ricostruzione del suono.

 

[… ] la musica e la voce si fondono in una sorta di miscela esclusiva, che non esalta l’accezione poetica delle parole, bensì il loro suono e la loro ombra così da farne derivare, per diminuzione del significato, una esaltazione dell’aspetto drammatico.

M. Gallucci in lettera ad A. Cassinotti

il suono

La vocalità abbandona i postulati del buon senso per darsi e farsi anima in un corpo “organico”, con le sue “scariche espulsive, rabbie escretorie, scoppi verbali, glossolalie, sussurri masticati, soffi … resti abbietti dell’essere in cerca di liberazione” , in una sorta di teatro primitivo.

C. Pasi “La voce di Artaud” in Artaud Attore

L’investigazione del gesto vocale precede le codifiche verbali, dove la parola e il discorso cedono il passo alla dis/armonia sonora che i timbri e i toni manifestano.

La ricerca formale ed espressiva si concentra sulla congiunzione tra teatro e musica cercando di individuare i nodi teatrali nella musica e le chiavi musicali nel teatro attraverso una continua attenzione e rispetto del ritmo intrinseco alla natura delle due discipline.

Il continuo frequentare questa commistione ci ha permesso di arrivare a rappresentare eventi che sono da considerare teatro sonoro, né concerto né spettacolo.

Un teatro che sospende il capire e lascia agire il sentire.

Qualcosa come un’anima sferica non cessa di gemere e di ruttare.

Nulla di più strano, del resto, che i borborigmi da un’anima fatti.

Qualcosa di pieno che è musiche sottratte evidentemente a cui la musica sottratta è stata.

Dei suoni ma magri emaciati suoni specie da dei di digiuno una organico.

Antonello Cassinotti da l’urlo silenzioso di Antonin Artaud – liberamente astratto/estratto dalla pagina 160 del dossier d’Eliogabalo in Antonin Artaud – Eliogabalo o l’anarchico incoronato

la mutevolezza

*Due tradizioni si sono incontrate
Ma i nostri pensieri chiusi con il lucchetto
Non avevano il posto meritato,
Esperienza da ricominciare.

Antonin Artaud da Grido

La natura mutevole della performance, legata all’improvvisazione fa sì che ogni rappresentazione possa essere ritenuta unica.

Queste le fasi della sua evoluzione:

studio n. 01 reading per voce, clarinetto.

studio n. 02 concerto per voce, clarinetto.

studio n. 03 performance per voce, clarinetto, leggio sensibile.

studio n. 04 performance per voce, clarinetto, video (a cura di Lab80).

studio n. 05 performance per voce, clarinetto, livecamera, ventilatore.

studio n. 06 performance per voce, clarinetto, livecamera, video (a cura di N!03).

studio n. 07 performance per voce, clarinetto, livecamera, video (N!03), elettroacustica, sax

studio n. 08 performance per voce, clarinetto, livecamera, video (N!03), laptop, electronics live set.

 

Quando la performance sarà matura per una versione che considereremo definitiva, prenderà il titolo di “basta”

il capolavoro non ha regole preconcette
il capolavoro non può essere costruito sembianza
il capolavoro non è che una realtà … neanche separata
la realtà così come non è altrimenti visibile
mi sembra che non ci siano alternative …
Antonello Cassinotti

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