L’urlo silenzioso di Antonin Artaud


ANTONELLO CASSINOTTI
(voce sola)

liberamente astratto/estratto da Eliogabalo o l’anarchico incoronato (pag. 160)
La performance è una sorta di teatro primitivo dove la voce si pone come scarica espulsiva, rabbia escretoria, eiezione di scoppi verbali, glossolalie, sussurri masticati, soffi, resti abbietti dell’essere in cerca di liberazione.
Una voce alla ricerca delle sue radici corporee, in quella fisicità che la costituisce, l’elemento sonoro che rappresenta il suo corpo, cercando di recuperare, attraverso la riattivazione delle sue potenzialità vocali, l’espressione di un corpo totale in un’organicità originaria.
Un “a solo notturno”, un io espressivo dove il valore puro ed assoluto è esaltato nell’urgenza di una comunicazione che riempie il silenzio di segni che implorano un orecchio che li accolga.
Un canto, forse incomprensibile che esalta gli aspetti formulaici di un’oralità magico-rituale.
L’elemento espulsivo, esplosivo ricondotto alla sua preistoria fisiologica, alle spinte sfinteriche dal “basso”: il peto che sembra condensare le prerogative di emissione sonora di cui si approprierà il linguaggio vocale attraverso un processo di sublimazione.

 



Alors
l’espace de la possibilità
me fut donnéè
comme un grand pet
que je ferai

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