Beuys senza Beuys


‘Vorrei che dopo la mia morte qualcuno dicesse:

Beuys ha capito il momento storico e ha rivoluzionato il senso degli eventi.’
Joseph Beuys, 12 maggio 1921 – 23 gennaio 1986

 

BEUYS SENZA BEUYS è un progetto di ricerca performativa a partire dall’eredità degli insegnamenti e delle opere di Joseph Beuys, figura profetica (di sé diceva ‘sciamano’) ed emblematica dell’Arte Contemporanea occidentale del Novecento, attenta non al paesaggio o al territorio ma alla Natura tutta, che germina, sta, si stravolge, cicatrizza, rinnova, espande e ci comprende alleata ma anche rischiando di espellerci, in delicate dinamiche di interdipendenza.

ACT ACT ACT … Greta Thunberg eroina e protagonista nella nemesi (storytelling) del climate change nei suoi discorsi ripete continuamente le parole: ACTION, ACT!
È questa la cosa più corrispondente all’arte che esista.
Nel secolo scorso un artista, Joseph Beuys, ha cercato di portare a coscienza l’Ybris umana nei confronti del contesto naturale in cui vive e della propria stessa natura con una serie di AZIONI la cui preparazione può essere considerata quasi teatrale.

Artista sciamano è stata la maggiore figura profetica ed emblematica nel panorama artistico mondiale imponendosi come uno dei protagonisti dell’Arte Contemporanea d’avanguardia.
Tra i primi a partecipare alle manifestazioni del gruppo Fluxus, in seguito ha delineato il suo lavoro nell’area delle performance e dell’impegno politico, sociale e pedagogico.
Il suo fare artistico è caratterizzato dalla sua “presenza”.
Le sue AZIONI sono da ricondurre a 4 assiomi o proposizioni concettuali in forma di slogan da lui coniati in cui si può riassumere tutta la sua opera:
Ogni uomo è un artista
La Rivoluzione siamo Noi
Kunst=Kapital (arte = capitale)
Difesa della Natura

Poco conosciuto ai più, la sua ricerca, la filosofia che sottende la sua opera, la dimensione sociale del concetto di scultura e la dimensione pedagogica del fare arte restano attualissimi così come urgente il portato del suo messaggio.

Ci interessa indagare la sua figura e la sua opera in virtù di una urgenza che è anche nostra, quella di uscire dall’imbarazzo di abitare una umanità antropocentrica, per cui la ricchezza non è più il respiro che ci lega alla vita o l’aria che respiriamo o il gesto magico che ci fa creativi e che incrementa il nostro capitale sociale e ancor più che tradisce il proprio essere naturale, senza più essere capace di un gesto rivoluzionario, salvifico.

Vogliamo essere sciamani di noi stessi, solo così forse possiamo azzardare anche solo l’idea di curare le ferite del mondo, senza per altro la presunzione di riuscirci.
Abbiamo necessità e urgenza di AGIRE un ritmo dettato dall’ascolto e abbiamo bisogno di tempo per condividerlo tra noi e con chi vorrà approfittarne in attesa che l’idea nasca, maturi e si manifesti.
Così vorremmo succedesse nelle nostro lavorare rispettando per altro i nostri canoni formali: sappiamo che qualsiasi risultato raggiungeremo, nel tempo vestirà gli abiti di quel Teatro Sonoro che caratterizza da anni la nostra indagine dei territori che abitano l’universo musicale e quello performativo nel tentativo di metterli in relazione senza che una disciplina prevarichi l’altra, ma dove entrambi agiscono nel rispetto delle proprie specificità.

Il progetto si sviluppa in residenze, incontri, performance, azioni di volta in volta dedicati ad uno dei 4 postulati:

 

Beuys senza Beuys

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